Debito pubblico italiano

venerdì 13 aprile 2018

Per superare l’ ”impasse” rilanciare la riforma della Costituzione


L’ultima legge elettorale c.d. “Rosatellum”, che ha generato questo prevedibile “impasse”, non è altro che il frutto della reciproca diffidenza fra partiti nonché del timore di consegnare   -attraverso leggi elettorali con premi di maggioranza-   al partito (o alla coalizione) uscito vincente dalle urne il controllo dei due rami del Parlamento e, conseguentemente, il Governo indisturbato del Paese in assenza di un rassicurante sistema di contrappesi e garanzie.
Si preferisce, dunque, l’ingovernabilità o al massimo “governi ammucchiata” fra forze politiche  disomogenee e agli antipodi che poi finiscono, irrimediabilmente, per non governare e non decidere.
Proprio le vicende di questi ultimissimi giorni rafforzano la mia convinzione circa la necessità di dotare l’Italia di un sistema costituzionale moderno ed efficace cui   -a fronte di un Governo forte, stabile e in grado di governare per tutto il corso del mandato ricevuto-   corrisponda un sistema di Contrappesi altrettanto autorevole.
Ma come?
Sono dell’idea (ovviamente perfettibile) che per assicurare la governabilità e stabilità durante tutto l’arco temporale dei cinque anni nonché una maggiore speditezza dell’iter legislativo e decisionale e, al tempo stesso, garantire il principio di rappresentatività del Parlamento si potrebbe operare una differenziazione fra le due Camere superando, in tal modo, il bicameralismo paritario.
Da una parte, una Camera (400 deputati) eletta mediante una legge elettorale con robusto premio di maggioranza (costituzionalizzato) a cui attribuire la potestà esclusiva sulle leggi ordinarie e, in via esclusiva, il voto di fiducia al Governo.
Dall’altra, un Senato (200 senatori) autorevole e forte   -eletto, preferibilmente,  in tempi diversi rispetto alla Camera dei deputati e mediante un sistema elettorale proporzionale puro (anche questo sancito in Costituzione) senza alcun sbarramento e/o premio di maggioranza-   cui lasciare la potestà esclusiva, con i quorum qualificati previsti in costituzione, sulle leggi di rango costituzionale nonché il parere, obbligatorio ma non vincolante, su tutte le leggi ordinarie votate dall’altro ramo del Parlamento.
Ciò assicurerebbe la stabilità dei Governi (al riparo da crisi e scioglimenti anticipati), ma, al tempo stesso,  garantirebbe l’opposizione (grazie alla funzione di controllo di un Senato autorevole) senza alcuna confusione fra controllati e controllori e commistione fra i rispettivi ruoli. 
Proprio un Senato eletto col proporzionale puro e, dunque, pienamente rappresentativo di tutto il corpo elettorale italiano potrebbe eleggere, con gli attuali quorum previsti, il Presidente della Repubblica, nominare i Giudici della Corte Costituzionali di spettanza parlamentare nonché eleggere i membri delle Authority e i membri del consiglio di amministrazione della RAI.
Così facendo, tutti gli organi di garanzia e di controllo democratico verrebbero ad essere espressione di tutto il Parlamento e ciò rappresenterebbe, credo, una solida garanzia per tutti i cittadini italiani di qualsiasi orientamento politico al riparo, in tal modo, da ogni pericolo di “dittatura” della maggioranza.
In definitiva, se, per assicurare stabilità e governabilità, è auspicabile una riforma della Costituzione, altrettanto auspicabile, alla luce dello spirito della Costituzione del 48, è che almeno una delle due Camere   -e a maggior ragione quella deputata ad eleggere e nominare gli organi di garanzia-   sia lo specchio fedele di tutto il popolo italiano.

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